cose a caso

Non tutto, per fortuna, deve per forza stare ordinatamente al proprio posto.

In questa sezione finiscono contenuti un po’ laterali rispetto all’atlante emotivo: astrofotografie, immagini, esperimenti visivi, filmati, appunti sparsi e altre cose che, per un motivo o per l’altro, avevano voglia di esistere anche qui.

Non è una sezione scientifica, non è una galleria ufficiale e non promette coerenza assoluta. È più una stanza laterale del sito: quella dove si appoggiano le cose curiose, belle, strane o semplicemente nate per il piacere di farle.

A volte c’entreranno con le emozioni.

A volte no.

A volte faranno finta di c’entrare, che è già qualcosa.

IC447

IC447 (Nebulosa di Dreyer)

IC447, conosciuta anche come Nebulosa di Dreyer, è una nebulosa a riflessione nella costellazione dell’Unicorno: una nube di gas e polveri che non brilla di luce propria, ma riflette quella delle stelle vicine.

Detto meno tecnicamente: è una di quelle zone del cielo che sembrano messe lì apposta per ricordarci che l’universo non si limita a essere enorme. Ogni tanto si prende anche la briga di essere elegante.

Questa fotografia è stata scattata dal Maniva, alla fine di dicembre 2024, con il mio setup di punta: un Celestron C8 Edge con l’Hyperstar V4. La fotocamera che ho usato è l’affidabile QHY163C, il tutto montato sulla ZWO AM5. Completano il kit il filtro Optolong UV/IR Cut e Astro Photography Tool installato sul mio mitico mini PC GOLE, per la gestione delle riprese. Le ore di integrazione, invece, appartengono a quella categoria di dati tecnici che prima o poi qualcuno dimentica di annotare. In questo caso: io.

Come spesso accade nelle mie astrofotografie più recenti, lo scatto è mio, mentre l’elaborazione è di AstroDoc, che tra un’operazione e l’altra (fa l’ortopedico) ha lavorato l’immagine con PixInsight e Photoshop e una buona dose di magica pazienza. Io PixInsight lo odio abbastanza serenamente; lui invece si diverte. È una divisione del lavoro tutto sommato sana: io passo la notte al freddo, lui combatte con curve, gradienti, rumore e colori senza insultare il monitor quanto farei io (in realtà lo fa anche lui, ma con eleganza).

La ripresa è nata in una di quelle notti passate interamente in Maniva, dal tramonto all’alba, dentro la macchina, senza riscaldamento e con l’ottimismo termico di chi ogni volta pensa: “Dai, sarà gestibile”. Naturalmente non lo è mai davvero.

Anche in quel periodo ero disoccupato. Non proprio il massimo della stabilità, ma a quanto pare abbastanza per restare una notte intera al freddo a fotografare una nube lontanissima nello spazio.

E forse è anche questo il bello dell’astrofotografia: prende pazienza, tecnica, ostinazione, disagio fisico e un certo numero di decisioni discutibili, e ogni tanto le trasforma in qualcosa che emoziona davvero.

P.s.: Il nome “Nebulosa di Dreyer” è un piccolo inciampo astronomico: non sembra riferirsi allo scopritore, perché IC 447 fu osservata da Edward Emerson Barnard tra il 1894 e il 1895. Dreyer era invece l’astronomo danese che compilò i grandi cataloghi NGC e IC, quelli da cui arrivano molte sigle ancora usate oggi dagli astrofili.